SMONTARE FALSE CREDENZE E RISCOPRIRE IL PROPRIO VALORE

by Serena Prandi

Quante volte capita che pensiate ad un progetto, abbiate un’idea che vi entusiasma, riflettete sulla possibilità di cambiare lavoro o addirittura vita e poi arriva un “ma” che vi fa accantonare eventuali nuovi progetti?
La risposta è che ciò accade più spesso di quanto si pensi.

Accade perché ognuno porta con sé pensieri che puntualmente ostacolano la realizzazione di nuovi obiettivi. Per esempio uno di questi pensieri, ed il più comune, è “non valgo abbastanza” o ancor peggio “non valgo nulla e quindi non potrò mai realizzare niente che per me valga pena realizzare”.

Da dove arrivano simili pensieri?

In parte essi si legano a fattori riguardanti la propria storia personale e sopratutto alla formazione di modelli di pensiero che, una volta strutturati e consolidati, determinano il modo in cui leggiamo la realtà attorno a noi.

I modelli di pensiero iniziano a prender forma dalle prime interazioni con l’ambiente circostante, e il primo ambiente che incontriamo dalla nascita è proprio quello famigliare, esso quindi ha un ruolo fondamentale nella determinazione del tipo di credenze che si ha nei propri confronti. Per esempio crescere all’ interno di una famiglia “disfunzionale” – come può esser definita in psicologia – nella quale si screditano e sminuiscono i suoi membri (specialmente i figli) o in cui non viene dato spazio all’ individualità, porta alla formazione di pensieri svalutanti e pessimistici verso di sé.
Anche in famiglie in cui vengono concesse troppe libertà e non viene data una guida, possono instaurarsi credenze altrettanto dannose, poiché i figli potrebbero venir inconsapevolmente privati dell’opportunità di sperimentare la propria auto-efficacia e le proprie abilità.

In entrambi i casi queste dinamiche familiari si potrebbero tradurre nella formazione di un’autostima bassa o addirittura scarsa, che influirà poi nella vita quotidiana sia in adolescenza che in età adulta.

Non meno importanti sono anche i fattori socio-culturali che spesso possono contribuire ad alimentare questa scarsa fiducia verso le proprie capacità.

“Falsità per la testa” – Prandi Serena

La competitività a livello sia lavorativo che sociale, la disparità di genere, stereotipi a cui si avverte di dover corrispondere, la frenesia quotidiana (che non permette di prendersi il giusto tempo per svolgere diverse attività) portano ad un aumento di preoccupazioni e insicurezze legate al non sentirsi mai all’ altezza e in grado di poter gestire tutto.
L’atteggiamento diviene quindi non più quello propositivo che la società si aspetta ma piuttosto quello protettivo, che porta a tenersi stretto ciò che è famigliare e conosciuto e allontanare le spinte verso strade alternative di cui non si ha però assoluta certezza.

La formazione di credenze negative non ha solamente influenza nelle modalità con cui pensiamo ma anche su come agiamo nel nostro ambiente ed interpretiamo la realtà circostante. Se crediamo e pensiamo di non essere abbastanza, che non ce la faremo mai, che non abbiamo alcun talento ed abilità non faremo che trovare nella realtà situazioni che confermano queste nostre convinzioni, creando un pericoloso circolo vizioso.

Ad esempio se vi viene affidato un compito da parte del vostro superiore per cui credete di non avere le capacità o di non essere all’ altezza probabilmente lo affronterete partendo dal preconcetto che comunque non sarete in grado di realizzare bene quel lavoro. Se il vostro capo poi vi farà notare un piccolo errore o come potete fare meglio un passaggio, ecco che subito sentirete confermata la vostra incapacità, quando in realtà l’intento del vostro titolare poteva essere quello di darvi un feedback e indirizzarvi meglio nella realizzazione del lavoro affidatovi.

Più banalmente si può riscontrare una situazione simile anche a livello relazionale: se ho una bassa considerazione di me stesso e nel profondo ritengo di non meritare affetto, agirò inconsapevolmente di modo che le relazioni che instaurerò finiranno puntualmente per deludermi. Ciò accade perché la mia attenzione sarà rivolta verso quegli aspetti dell’altro che mi porteranno a pensare che lui non nutre lo stesso affetto o non ha la stessa considerazione che io ho nei sui confronti.

Il risultato di questo atteggiamento che si ha, in primis, verso sé stessi conduce quindi ad una sorta di “auto-boicottamento” ma c’è una via d’uscita.

Come illustrato in precedenza tali “credenze distruttive” iniziano a formarsi precocemente e in modo inconscio, poiché sono pensieri e parole che abbiamo integrato nella nostra psiche provenienti dall’ interazione col mondo esterno.    

Essendo però giudizi dettati da altri, non si tratta di attribuzioni che necessariamente corrispondono a verità, tenendo presente ciò possiamo quindi tentare di osservare la realtà con occhio diverso, con maggiore indulgenza ed obiettività anche verso noi stessi.

Se si fatica a rintracciare quali credenze sono per noi nocive un modo per riconoscerle può essere domandarsi qual è la prima cosa a cui si pensa – nel proprio intimo – quando ci si scoraggia a far qualcosa e ci si potrebbe accorgere che, spesso, si tratta di un pensiero non tanto rivolto alla situazione in sé ma piuttosto alla capacità personale.
Per sviluppare inoltre una certa consapevolezza verso la natura di tali pensieri si può stimolare la riflessione porgendosi ulteriori domande: “Da dove arriva tutta questa insicurezza? Sarà proprio vero che non ho valore? Quando ho iniziato a sentirmi di essere in difetto?”.

Saper riconoscere quali sono quelle convinzioni che ci causano sofferenza e da dove sono scaturite aiuta a prenderne le giuste distanze e potrebbe stimolare la formazione di pensieri opposti, ovvero maggiormente positivi e orientati alla valorizzazione di sé.  

Tornando all’ esempio del superiore che vi affida un compito, potreste quindi provare a ribaltare i pensieri negativi con pensieri costruttivi: “Se il mio capo mi ha affidato questo lavoro è perché crede che io possa farcela, se lui vede in me delle capacità allora anche io posso provare a vederle e cercare quindi di svolgere il compito affidatomi al meglio delle mie possibilità”. Oppure ancora, riferendoci all’ esempio dell’ambito relazionale “Non è vero che non merito affetto, sono invece una persona ricca di risorse e di aspetti per cui essere apprezzata. Se qualche rapporto o amicizia non dovesse funzionare, non è solamente a causa mia, potrebbe semplicemente significare che quella relazione non è fatta per me e per rendermi felice”.

“Tutto quello che si può essere” – Prandi Serena

Una strategia infatti per iniziare a modificare i pensieri che limitano la nostra crescita individuale è proprio quella di cercare di cambiare chiave di lettura della realtà.
Le cose che crediamo di noi di conseguenza condizionano come leggo il mondo attorno e vice versa, se inizierò a porre l’attenzione sugli aspetti positivi di me anche nell’ ambiente esterno noterò e cercherò situazioni che mi renderanno più felice e sicura di me.

Mauro Scardovelli nel 2014 ha affermato “Il valore di una persona è come la forza di gravità, c’è! Punto!” spiegando che la forza di gravità è una realtà a cui tutti crediamo poiché imprescindibile ed altrettanto vale per il valore di una persona, esso esiste, sono le credenze a cui aderiamo che portano a svalutare quest’aspetto.  

E’ necessario e possibile credere di avere valore, una volta riconosciuto il pensiero negativo che rivolgiamo a noi stessi, si apre uno spiraglio ed è nostra la scelta di cogliere la possibilità di tentare di sgretolare quei messaggi che ci impediscono di compiere cambiamenti a noi favorevoli e di crescere individualmente.

Ognuno possiede pregi, abilità, talenti e meriti che spesso però vengono posti in secondo piano ma se ce lo si concede, è possibile rintracciarli in noi stessi, soffermarsi su di essi e concentrarsi affinché diventino un nuovo punto di partenza per la costruzione di un sé più sicuro e nel quale credere.

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